I Creativi Culturali

 
Enrico Cheli, Nitamo Montecucco. Con la partecipazione di Ervin Laszlo e Paul H. Ray, Xenia Edizioni, Milano 2009.
 
di Silvia Passini 
 
Nel libro I Creativi Culturali si legge l’interessante profilo di questi soggetti. In Italia e negli Usa rappresentano circa il 35% della popolazione adulta. Hanno una visione del mondo che si oppone  a quella dominante. Coltivano l’anima, la spiritualità. Hanno molta cura della qualità delle relazioni interpersonali. Credono nel beneficio di cure alternative come l’omeopatia, la cromoterapia, la pranoterapia. Sono disposti a spendere di più in cambio di reali vantaggi fisici e morali. La pace è per loro la condicio sine qua non  di ogni evoluzione positiva. L’ecologia e il benessere del pianeta interessa loro moltissimo. Prendono distanza dall’edonismo, dalla materialità dei beni, dal cinismo produttivo.
Non si informano con mezzi tradizionali quali la televisione generalista. Creano la loro informazione, si nutrono di controinformazione, si orientano preferibilmente verso il consumo critico. Prediligono prodotti culturali ai prodotti materiali. Per loro non è importante avere la macchina bella, il terzo cellulare del colore all’ultima moda. Gli occhiali dello stilista più in voga. La borsa griffata da portare sul gomito alto (posizione scomoda, innaturale per altro, e brutta a vedersi). Per loro ciò che conta realmente è la realizzazione dei sé. Si badi bene, non del sé isolato. Del sé collegato ad un tutto. Già, perché i creativi culturali sono anche profondamente olistici, credono in un tutto collegato armonicamente, dove il singolo ha sì importanza, ma ne ha ancora di più quando è connesso al tutto. Creano una nuova cultura, un’originale energia. Perché si sono resi conto degli effetti negativi e delle conseguenze irreparabili del modello materialista sinora dominante. Quello che ha portato alla famigerata “crisi”. Crisi energetica, economica. Crisi personale, crisi sociale.  Ma la crisi secondo l’etimologia greca è un momento di separazione. Un momento di svolta, che separa una maniera di essere da un’altra differente. Vediamole così queste crisi. Come occasioni per creare una maniera differente di vivere. Occorre essere creativi per vivere meglio. Occorre essere creativi per trovare del bene anche nei momenti più difficili. Che i creativi culturali possano davvero unire le loro voci. Che possano aumentare. Che possano attuare il loro potenziale di cultura dominante. Che possano influenzare positivamente il sistema politico. Dobbiamo cambiare per sopravvivere su questo pianeta. Cambiare in meglio. Cambiare in tempo.
 
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Informazioni su Rossella

Lavoro da tanti anni come logopedista. Per mia natura sono curiosa e ho tantissime passioni. Sono autrice, blogger e mi interesso di benessere olistico. Credo nel Sacro Femminino e in una nuova Società basata su questi princìpi.

Pubblicato il febbraio 26, 2010, in Attualità, Società con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. ciao di nuovo, è la seconda volta di oggi che passo di qui e commento, e noto che la tua produzione di post è molto intensa, non riesco quasi a starti dietro. Creativi culturali: bella definizione per queste persone che non si sentono obbligate ad allinearsi alle mode e vanno al sodo delle cose, vivendo in modo più libero e reale. Non posso però non osservare che, tra i vari “creativi culturali” che mi vengono in mente, si nascondono non pochi “finti tali”, ovvero quelle persone che seguono la “moda dell’originalità” culturale ed estetica. Cioè che vogliono essere fuori dagli schemi a tutti i costi e ostentatamente. Io non sono nè una pecora del gregge nè una creativa culturale nel senso del libro di cui parli, anche io talvolta cado nella trappola della borsetta fashion o del viaggio esotico. Sono però un’osservatrice e noto che i veri creativi culturali sono pochissimi! ciao Elena

    • Potrebbe essere una moda… ma il libro credo che parli di quelli che vivono realmente così, che sia davvero un modo di essere, di pochi certo!

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