IL MANDALA COME TERAPIA

 
Sto leggendo l’interessante libro Terapia con i mandala di Ruediger Dahlke. Riporto qui parte di un articolo dell’artcounselor Gabriella Costa.
Se partiamo dalla nostra storia biologica noi deriviamo da un piccolo uovo rotondo appeso nell’utero materno. L’utero poi ci avvolge come uno spazio sferico, al momento della nascita una serie di fasci muscolari circolari ci sospingono attraverso la forma tubolare del canale uterino e usciamo nel mondo attraverso una apertura circolare. Una volta nati ci troviamo su un pianeta di forma sferica che percorre un orbita circolare attorno al sole anch’esso un cerchio come la luna, le stelle e ogni altro pianeta facente parte dell’universo. Vediamo così come la forma circolare faccia parte del nostro DNA, sia inscritta nel nostro corpo che oltrettutto è composto di atomi anch’essi circolari. E’ possibile, quindi, che la memoria genetica del corpo, le riunioni in cerchio attorno al fuoco e l’esempio evidente del sole e della luna abbiano fornito ai nostri progenitori l’idea della forma circolare come simbolo della coscienza, della vita, e della morte e rinascita. Sviluppatosi probabilmente da questa idea originaria, il cerchio entrò a far parte dei miti della creazione di molte culture, infatti si ritrovano miti creazionistici fondati sull’idea del cerchio in Europa, in Africa, in India, nei nativi Americani, in Oriente. Dai miti della creazione alla considerazione del cerchio come contenitore o evocatore di esperienza sacre il passo è breve; molti riti religiosi, infatti, iniziano tracciando un cerchio sacro, vi sono poi alcune cerimonie che ricorrono al movimento circolare per indurre uno stato di estasi (ad esempio la danza dei dervisci). Lo spazio all’interno del cerchio rituale diventa uno spazio sacro e il solo gesto di disegnare il cerchio è un’azione sacra, infatti è considerato l’atto, che mette, chi lo fa, in comunicazione con le divine armonie dell’universo.

Se ampliamo lo sguardo, vediamo che l’uso del Mandala come ausilio visivo per ottenere stati mentali desiderabili non è sola prerogativa del mondo orientale ma è testimoniato anche in Europa. Splendidi esempi sono i rosoni delle cattedrali gotiche che con i loro luminosi colori resi ancora più abbaglianti dalla luce del sole suscitano stupore, senso di armonia e una reverente elevazione. Un altro simbolo fondamentale dell’umanità è il labirinto che troviamo molto spesso disegnato sul pavimento all’entrata delle chiese medioevali.

Questo Mandala rappresenta il pellegrinaggio alla città santa di Gerusalemme. I visitatori pregano per ottenere il perdono o chiedere indulgenze mentre procedono in ginocchio verso il centro del labirinto: la nuova Gerusalemme. Nel labirinto, oltre che alla forma circolare, troviamo l’identità concettuale con il Mandala: percorrere un tragitto, anche solo visivo, che trasforma e induce in uno stato di rilassamento e concentrazione, seguendo un percorso che porterà sano e salvo, chi lo pratica, al centro e dal centro all’esterno.

L’immagine organizzata attorno ad un punto centrale, abbiamo visto come sia una struttura profondamente radicata nell’inconscio dell’uomo: la figura del Mandala rappresenta il movimento costante tra esterno ed interno, fra il polo dell’espansione, dell’esplorazione e quello del ritorno a se stessi, dell’integrazione. A livello simbolico esso è la forza centrifuga che spinge il bambino alla sperimentazione del mondo esterno ed è la forza centripeta che riporta l’adulto all’introspezione del mondo interno. Il Mandala conduce all’autocoscienza, al proprio centro. A tutt’oggi Jung è il principale punto di riferimento per chi si occupa di Mandala, in quanto è stato il primo a studiare, praticare e far disegnare Mandala ai propri pazienti per più di venti anni. Jung disegna il suo primo Mandala spontaneo a 41 anni, durante un intenso processo interiore di ricerca del Sè,usando la forma più semplice (un cerchio col centro) ; ogni mattina studia la simmetria o meno del suo disegno, indicatore del suo equilibrio psichico: quando è in preda ad emozioni il cerchio risulta alterato, se è in armonia con se stesso è armonioso. Jung giunse così a definire il Mandala spontaneo come espressione della condizione individuale della psiche umana così come essa è nella situazione attuale (psicogramma), allo stesso tempo esso è la manifestazione dell’energia superiore che muove ogni dinamica della vita (cosmogramma).

Nell’ottica junghiana, inoltre, il Mandala rappresenta l’espressione inconscia del Sè, il centro della totalità della personalità ipotizzando, altresì, che simboleggiasse la necessità per ogni essere umano di vivere pienamente il proprio potenziale e di realizzare integralmente la propria personalità. La crescita verso la globalità è un processo naturale che rivela tutta la sua specificità e individualità, motivo per cui Jung chiamò questo processo “individuazione”. Il risultato dell’individuazione è l’armoniosa unità della personalità in cui il Sè funge da elemento centrale unificante: “… è l’idea di un centro della personalità, di una sorta di punto centrale all’interno dell’anima, al quale tutto sia correlato, dal quale tutto sia ordinato e il quale sia al tempo stesso fonte di energia. L’energia del punto centrale si manifesta in un impulso a divenire ciò che si è: così come organismo è costretto, quali che siano le circostanze, ad assumere la forma caratteristica della propria natura….”. Simbolicamente esso costituisce il punto focale al quale tutto si collega e attraverso il quale tutto si organizza: la fonte stessa dell’energia dell’individuo. Il Mandala si rivela dunque un metodo di centratura che va a toccare le profondità del nostro essere e ricentrarsi significa recuperare l’energia per gestire al meglio le proprie risorse.

L’uso del Mandala in Arteterapia può essere utile come forma di autorappresentazione in quanto può raccogliere in sè aspetti e momenti significativi del nostro mondo interiore. Questa tecnica può essere utile in momenti di transizione e di cambiamento come mezzo per esprimere in forma simbolica i nostri conflitti, per riconoscerli e superarli. Il Mandala inoltre fornisce di per sè una struttura rassicurante che ci permette di esprimerci liberamente entro una linea protettrice e contenitiva, creando il nostro spazio sacro. In questi termini il Mandala designa al tempo stesso il centro, ciò che noi siamo interiormente, e la circonferenza, come ci poniamo verso l’esterno, inoltre delimitando lo spazio insegna a gestire i confini, ad accettare quelli fondamentali, ma anche a strutturare liberamente lo spazio che li separa.

Il Mandala, inolte, produce effetti rilassanti, riduce l’ansia, rinforza la concentrazione, la memoria e la pazienza. Molto spesso i problemi esistenziali derivano dall’incapacità di accettare le leggi cosmiche che regolano la nostra esistenza: accettare un lutto, lasciare andare un figlio per la sua strada, accettare la diversità e i cambiamenti, diventare vecchi; che lo vogliamo o no, esse determinano la nostra vita e più resistiamo, più soffriamo nel tentativo di mutare queste leggi. Realizzando un Mandala andiamo verso l’accettazione; impariamo ad osservarci con amore, senza giudizio cercando di capire quanto emerge da noi stessi e prendere una direzione attraverso il messaggio che viene dall’anima. Realizzare un Mandala a conclusione di una esperienza o di un momento significativo, vuol dire esprimere ad un altro livello emozioni, sentimenti e pensieri. Con la pratica, poi, si può constatare che il nostro modo di guardare e vivere la vita cambia, da una modalità lineare (esclusiva, frontale, opponente, duale) ad una circolare (inclusiva, cooperativa, accogliente). Il Mandala, infine, può diventare una specie di specchio in cui leggere aspetti riposti di noi stessi. Con pazienza, costanza e tempo le linee si trasformano in fili di energia con cui tessere un telaio interiore, un arazzo che ricomponga le fratture della psiche e la inserisca in un più ampio contesto universale.

http://www.artcounseling.it/

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Informazioni su Rossella

Lavoro da tanti anni come logopedista. Per mia natura sono curiosa e ho tantissime passioni. Sono autrice, blogger e mi interesso di benessere olistico. Credo nel Sacro Femminino e in una nuova Società basata su questi princìpi.

Pubblicato il marzo 27, 2010, in Arte, Oriente, Sapienza antica con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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