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LA VIA DEI TAROCCHI


Ho scoperto il mondo dei Tarocchi qualche anno fa attraverso degli amici. Non mi interessava il futuro ma il presente, ed è così che ho cominciato a cercare nel loro simbolismo quel quacosa di più, partendo dai Tarocchi di Jodorowsky che parte dalla convinzione che essi non sono altro che aspetti profondi del nostro essere.

Oggi scopro con piacere che esistono anche i Tarocchi Zen di Osho.

Sul sito Tarocchi.it si legge che

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BEBA RESTELLI E IL GIOCO DI ALFA E BETA


 

Ho trovato in libreria un libro fantastico che ancora non ho letto: mi è bastato sfogliarlo per capirne i contenuti (anche perchè è ricchissimo di immagini!). Il libro di Beba Restelli, allieva di Bruno Munarisi intitola :Il gioco di Alfa e Beta, ed è il frutto di venticinque anni di esperienza e di scoperte dell’autrice.

La scrittura è vista come fonte di piacere, non solo come strumento prezioso di cultura e di conoscenza del mondo: è bella da vedere, perfino quando incomprensibile. Bruno Munari giocava con la scrittura, come la intendeva il poeta tedesco Novalis per cui “giocare vuol dire fare esperimenti con il caso”. L’artista inventa una scrittura, anzi pensa a un popolo di cui non conosciamo l’esistenza, ma di cui ci è pervenuta la scrittura ed ecco le Scritture illeggibili di popoli sconosciuti.

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IL GIOCO DELLE FAVOLE DI ENZO MARI

Animali della foresta, della savana, del bosco, animali della stalla e del cortile, direttamente importati da favole antiche o fiabe moderne, animali effigiati in una raccolta di tessere, in elegante custodia.
Questo è Il gioco delle favole di Enzo Mari, Edizioni Corraini.
 
 
Quarantasei gli esemplari rappresentati, su entrambi i fronti di ciascuna delle sei tavole offerte. A carte sciolte, incise sopra e sotto, fessurate per essere incastrate l’una all’altra a piacimento, per ricostruire ambienti che riproducono la realtà come documentari o per creare teatri del tutto fantastici, dove è consentito a bambini e grandi di inventare una favola, mescolando gli elementi a disposizione. Perché accanto al soggetto principale, che occupa la parte centrale della tessera (leone o cavallo, puma o gallina, formichiere o poiana, volpe o orso…) s’affacciano altri soggetti complementari (il sole e la luna, uno scarpone e una gabbia, nove bambù, cinque sassi, una mela…) pronti a offrirsi per integrare una storia che è sul punto di essere inventata.

LA GRAMMATICA DELLA FANTASIA

 
 

Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, servono alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma all’uomo intero e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare). Servono all’uomo completo. 
…Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.
…Tutti gli usi della parola a tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.
tratto da La Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari

 

L'ULTIMO INTERESSANTISSIMO LAVORO DEL GRANDE POETA PER BAMBINI TOGNOLINI

Trovo davvero grandiosa l’idea dalla quale nasce l’ultimo lavoro di Bruno Tognolini, il libro Rime di Rabbia. Cinquanta invettive per le rabbie di tutti i giorni.
 
 
Quanta rabbia inespressa cova e marcisce nel cuore dei bambini e anche in quello di noi adulti. Ma la rabbia fa paura, perchè ci hanno insegnato a non far del male agli altri.
Attenzione: la rabbia non è detto che debba trasformarsi in aggressività!
Anzi: se non la si riconosce ed esprime in modo adeguato, essa “raggela” e diventa arma affilata che si rivolta contro chi la prova.
 
Ritengo che questo libro sia da leggere e da rileggere, da giocare e da divertirsi con i nostri bambini e non solo…
 
Cinquanta invettive per le grandi rabbie dei piccoli, e per le piccole rabbie dei grandi. Poesie furiose, amare, esagerate, dolenti e spassose, che offrono ai bambini arrabbiati ‘parole per dirlo’.
Parole poetiche e belle, perché magari, dicendola bene, la rabbia fiammeggia meglio e sfuma prima.
Poesie da leggere per ridere, o per piangere, o per consolarsi. E magari da copiare sul diario di un amico che ci ha offeso, su un bigliettino da inviare a un insolente. Le invettive sono poesie che hanno sempre goduto nei millenni di superba salute.
La rabbia è una delle emozioni primarie: se la gioia, l’amore, la tristezza hanno le loro poesie, perché la rabbia non dovrebbe averle? E la rabbia dei bambini cos’ha di diverso da quella dei grandi? È sempre sbagliata? Bisogna sempre solo reprimerla? Siamo sicuri?
Il nuovo libro di Tognolini propone cinquanta invettive per le grandi rabbie dei piccoli, e forse non solo dei piccoli.
Sono poesie furiose, amare, spassose, dolenti e terribili. Poesie speciali che offrono ai bambini infuriati, per i loro buoni motivi di ogni giorno, “parole per dirlo”.  
Non mi toccare
Non ci provare
Stammi lontano,
non ti avvicinare
Intorno al cuore
ho sedici cani
Intorno al cuore
ho un incendio rosso
Se tu mi tocchi
ti bruci le mani
Se tu mi tocchi
ti saltano addosso
Intorno al cuore
ho filo spinato
Le tue parole
me l’hanno legato
E ora tu vieni
e mi cerchi la mano
Ma non la trovi perché
Come una stella
da un aeroplano
Sono lontano
Così lontano
Sono lontano da te.

CABARET MISTICO DI JODOROWSKY


“Quando mi sono stancato di partorire opere che erano soltanto uno specchio del mio ego, ho abbandonato l’arte per due anni. E nel momento in cui ho dimenticato me stesso, mi è crollato addosso il dolore del mondo. La gente invischiata in un faticoso divenire, non per essere ma per apparire, aveva perso la gioia di vivere, come me.
Rintontiti da droghe, caffè, sigarette, alcol, zuccheri, eccessi della carne, delusi dalla politica, dalla religione, dalla scienza, dall’economia, dalle guerre “patriottiche”, dalla cultura, dalla famiglia, tristi animali privi di uno scopo ma con la maschera di persone soddisfatte, passeggiavamo per le vie del nostro pianeta consapevoli che piano piano lo stavamo avvelenando.
La malattia della nostra società era davvero grave. Un’antica storiella cinese mi aiutò a uscire dal baratro:
Una grande montagna proietta la sua ombra su un villaggio. Per mancanza d’irradiazione solare, i bambini crescono rachitici. Un bel giorno gli abitanti del paese vedono il più anziano di loro uscire dal villaggio con in mano un cucchiaio di porcellana.
“Dove vai?” gli chiedono. Risponde:
“Vado dalla montagna”.
“Perché?”
“Per spostarla.”
“Con che cosa?”
“Con questo cucchiaio.”
“Ma tu sei matto! Non ci riuscirai mai!”
“Non sono matto, so che non riuscirò mai a spostarla, però qualcuno deve pur cominciare.”


Tratto da Cabaret Mistico di Alejandro Jodorowsky

LA PSICOMAGIA DI ALEJANDRO JODOROWSKY

 
 
Questo è un linguaggio che l’inconscio è in grado di comprendere. Nella psicoanalisi tradizionale non si fa altro che tentare di decifrare ed interpretare con il linguaggio corrente i messaggi inviati dall’inconscio. Io agisco al contrario: invio messaggi all’inconscio utilizzando il linguaggio simbolico che gli è proprio. Nella psicologia spetta all’inconscio decifrare l’informazione trasmessa dal cosciente.
Tratto dal libro Psicomagia di Alejandro Jodorowsky.

“Per risolvere un problema non bastava identificarlo! Una presa di coscienza, un confronto drammatizzato, un perdono immaginato se non venivano seguiti da un atto nella vita quotidiana, alla fine erano sterili. Giunsi alla conclusione che dovevo indurre le persone ad intervenire su quella che ritenevano essere la loro realtà. Ma ero restio a farlo. Con quale diritto mi intromettevo nella vita degli altri? Avrei esercitato un’influenza nei loro confronti che poteva facilmente degenerare in una presa di potere, creando delle dipendenze. Mi trovavo in una posizione difficile in quanto le persone che venivano a consultarmi mi chiedevano in un certo senso di convertirmi in padre, madre, figlio, marito, moglie… Perché la presa di coscienza di un problema fosse davvero efficace dovevo obbligare l’altro ad agire, per cui non lo chiamavo paziente bensì richiedente, e gli prescrivevo delle azioni ben precise senza per questo assumermene la tutela o diventarne la guida per tutta la vita. È nato così l’atto psicomagico, nel quale si coniugano tutte le esperienze che ho assimilato nel corso degli anni.

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